Il nuovo ISEE avvantaggia i disabili. Anzi, no

E’ polemica sui primi dati relativi l’ISEE: il governo ne sottolinea i vantaggi per i nuclei con disabilità

isee calcolimentre Anffas ne rimarca tutte le criticità e i punti deboli  ISEE amato, ISEE odiato. L’Indicatore della Situazione Economica Equivalente ha tenuto banco nei mesi scorsi anche sulle nostre pagine, soprattutto per le contrastanti indicazioni sulla sua compilazione da parte di persone con disabilità. Ricordiamo infatti che rimane la questione dell’inserimento o meno nella DSU dei trattamenti assistenziali, previdenziali e indenni tari, dopo il parere negativo del Tar. Ma, al di là delle polemiche e dei punti di domanda ancora irrisolti, questa ISEE funziona o no? E’ vantaggiosa per i nuclei con persone disabili oppure no? Secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sì. Secondo altri no.  

REGOLE PIU’ VANTAGGIOSE

La gran parte della popolazione con disabilità ha potuto giovare di regole più vantaggiose del nuovo Isee, rispetto a quello di un anno fa.- A dirlo è la nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sulla base dei risultati analizzati di un campione di 22 mila dichiarazioni Isee (il 2% del totale) richieste nei primi mesi dell'anno e pubblicati, tra gli altri, nel quaderno "Tre mesi di nuovo Isee. Prime evidenze". Così si legge, tra le altre cose: “A differenza che per la popolazione complessiva e per i nuclei con minorenni, nel caso delle persone con disabilità la distribuzione per classi di ISEE cambia moltissimo con una densità molto maggiore nelle classi più basse e un incremento in quelle più alte. In particolare, rilevantissimo è il numero di nuclei per i quali l'ISEE si azzera: passano da uno su dieci a uno su quattro. Ma la gran parte della popolazione trova le nuove regole più vantaggiose: se prescindiamo dalle variazioni della componente patrimoniale (di natura trasversale a tutti i gruppi di popolazione), per circa quattro quinti dei nuclei le nuove modalità di definizione dell'ISEE per le persone con disabilità sono più favorevoli (65,4%) o indifferenti (11,7%).” Su questi dati il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, ha espresso la sua soddisfazione, affermando: "Si tratta di dati molto incoraggianti: la riforma dell'ISEE aveva come unico obiettivo quello di rendere il sistema più equo, a partire dalla veridicità delle dichiarazioni, ed è quello che sembra si stia verificando. Per gran parte della popolazione si osserva una riduzione o una sostanziale stabilità dell'indicatore, mentre l'ISEE aumenta solo laddove vi sono patrimoni consistenti". “(…)Osservo inoltre con piacere - aggiunge Poletti- che tra i gruppi più favoriti del nuovo ISEE vi sono le persone con disabilità".

IL NODO DEI TRATTAMENTI ASSISTENZIALI

Di parere molto diverso, Anffas Onlus - Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, che sulle dichiarazioni ottimistiche rispetto all’ISEE, per voce del suo presidente, Roberto Speziale, richiama ad un maggior equilibrio, visto che molti sono ancora i punti oscuri. In primis, la nota sottolinea il punto debole del nodo ISEE e invalidità, ricordando che “Addirittura il Governo ha espresso la volontà di impugnare, nel termine ordinario che scadrà fra qualche mese, le tre sentenze del Tar Lazio, con la chiara conseguenza di continuare ad aggravare di giorno in giorno la situazione di caos generata dal DPCM 159/2013. Caos, ma anche e soprattutto iniquità, ancora una volta a danno delle persone in condizione di maggiore vulnerabilità, come le persone con disabilità. Basti pensare al fatto che ancora l’Inps genera ISEE più alti perché continua a calcolare le provvidenze economiche per invalidità civile che invece il Tar ha dichiarato non computabili, tanto da indurre i vincitori dei ricorsi al Tar a provare a far presentare la DSU direttamente presso l’Inps, minacciando l’Istituto dei danni che dovessero generarsi per il mancato rilascio dell’ISEE conforme alle sentenze”.

PLURIDISABILITA’ E ISEE

In relazione ai dati emersi dal monitoraggio, poi, afferma ancora Roberto Speziale: “diamo positivamente atto dell’analisi condotta dal Ministero, in quanto basata su un significativo campione di DSU. Pur ammesso che dal confronto tra il vecchio ed il nuovo ISEE si assiste ad un aumento, in percentuale, di ISEE nulli (pari a 0,00) e di ISEE più bassi per le fasce di popolazione con ISEE sotto i 3.000,00 euro, occorre considerare che ancora ci sono situazioni assolutamente critiche che colpiscono fortemente le persone con disabilità ed i loro nuclei familiari”. Il riferimento è ai casi di pluridisabilità “che hanno fatto schizzare verso l’alto l’ISEE delle persone che ne sono affette, arrivando anche a vedere situazioni in cui da ISEE ristretto pari a 0,00 si è passati, pur considerando le franchigie, ad un ISEE in cui, calcolandosi tutte le provvidenze correlate all’invalidità (a causa della mancata esecuzione delle sentenze del Tar Lazio del febbraio scorso), si arriva anche a 13.000,00 euro con le conseguenze negative per accedere alle prestazioni sociali agevolate”.

SOGLIE LIMITATE DI ACCESSO ALLE PRESTAZIONI

“Occorre inoltre precisare”, prosegue Speziale, “che di per sé il dato della apparente positività del nuovo ISEE nei confronti delle persone con disabilità non consente di rimanere tranquilli. Oltre a ciò che l’ISEE rileva, sono poi le scelte regionali e dei Comuni che determinano le condizioni di accesso alle prestazioni. Da questo punto di vista i dati rilevati dal Ministero fotografano una situazione in cui sono pochissimi i Comuni che hanno adeguato i propri regolamenti. Con preoccupazione, inoltre, Anffas rileva che da queste prime scelte si sta profilando un orientamento pericoloso: soglie di esenzione ridotte o addirittura pari a zero, percentuali di compartecipazione al costo elevate rispetto a livelli ISEE molto bassi, prestazioni non considerate come sociosanitarie e ascrivibili quindi non all’ISEE ristretto ma all’ISEE ordinario”. Analoga preoccupazione permane, da parte dell’Associazione, per le famiglie con minori con disabilità, per cui non è applicabile l’ISEE ristretto, “così come per il mancato rispetto della normativa vigente in materia di prestazioni sociosanitarie, con la conseguenza che prestazioni chiaramente sociosanitarie, ma non codificate come tali dalle scelte regionali errate - come nel caso della Regione Lombardia - siano condizionate all’ISEE ordinario (familiare)”.  Insomma, una lettura decisamente contrastante, quella che di fronte ai dati di questo ISEE che, di certo, continuerà a far discutere.